Come accompagno gli adolescenti nella creazione del proprio senso della vita

 

Tra gli adolescenti si nascondono dei veri e propri esistenzialisti: grandi domande sul senso della vita, incertezze sul futuro e bisogno di conoscersi nel profondo per potersi sentire più solidi sulle proprie gambe, capaci di fare le proprie scelte. Gli adolescenti sono pieni di vita e di domande e la terapia è il luogo in cui loro possono trovare chi li accompagni alla ricerca delle risposte. Mi piacerebbe parlare della mia esperienza con gli adolescenti, come imposto il lavoro insieme a loro e illustrare alcuni degli strumenti che utilizzo. I primi incontri sono fondamentali per stabilire una relazione, e aiutare il ragazzo o la ragazza a delineare il problema per cui chiede aiuto. Molto spesso il 'malessere' che li porta in terapia è come una macchia un po' informe, perciò vanno aiutati a definirlo meglio. Il tutto si appoggia sulla relazione: uno scambio autentico in cui possano fare esperienza di un ascolto e di un contatto profondi. Uno scambio reale tra un adolescente e una persona adulta significa essere capaci di instaurare una relazione io-tu, in cui siamo alla pari: io non ho le risposte alle loro domande, ma ho gli strumenti per accompagnarli a trovare le loro, proprie risposte.

Con gli adolescenti mi piace essere creativa e sperimentare, per questo tengo a mente tutti gli strumenti possibili (dal disegno, alla rappresentazione teatrale, all'uso di mazzi di carte) e difficilmente ripropongo la stessa esperienza due volte uguale. Questo perché ogni storia, ogni esistenza è diversa, ha sfumature e sapori diversi e ritengo che gli strumenti debbano calibrarsi di conseguenza. Mi piacerebbe dare alcuni esempi, come spunto per la creatività e per dimostrare che se l'intenzione è fondata su un progetto terapeutico, qualsiasi strumento può essere valido nell'accompagnare l'adolescente lungo il percorso.

Carte

L'uso delle carte è sempre un rompighiaccio divertente e mi piace giocare insieme ai ragazzi che incontro, per conoscerci reciprocamente, soprattutto nei primi colloqui. Ci sono diversi mazzi di carte che mi sento di consigliare, tuttavia davvero qualsiasi immagine che si possa stampare e plastificare va bene. E' bello poter sbizzarrire la propria creatività, per esempio creando mazzi di carte con quadri di vario genere oppure con demoni o animali fantastici. Tra i mazzi di carte che preferisco ci sono le carte Dixit, che danno spunti creativi davvero ricchi. Ci sono poi lehttps://www.amrita-edizioni.com/41_le-carte-medicina-carte-sciamaniche-di-guarigione.html, i tarocchi, le Carte delle Fate... L'importante è che ci siano immagini varie in modo da stimolare la fantasia e poterle utilizzare per descrivere le proprie emozioni, le storie di vita, le persone che fanno parte della vita degli adolescenti. Qualsiasi tipo di carta, inclusi i tarocchi, viene utilizzata in maniera simbolica e metaforica, tralasciando qualsiasi tipo di interpretazione. La carta è un oggetto che fa da tramite tra il mondo interno dell'adolescente e la propria esperienza vissuta,  lo aiuta a trovare le immagini se è a corto di parole, lo aiuta a parlare in maniera metaforica della propria esistenza e della propria vita aiutandolo ad attribuire un senso alle proprie esperienze. Le carte si possono usare singolarmente oppure nell'insieme per creare una storia, un'allegoria del passato o del futuro, oppure una storia che rappresenti visivamente il problema presente per cui l'adolescente ha chiesto aiuto. Spesso infatti riscontro che gli adolescenti vanno aiutati a formulare il problema o la domanda per cui si rivolgono alla terapia: se sono portati da un sintomo, li accompagno a prendere una visione più d'insieme in cui il sintomo c'è e ne costituisce una parte e non il tutto. Così in questo caso sarà utile e opportuno indagare le aree della vita dell'adolescente. Se invece a portarli in terapia è un malessere generalizzato o esistenziale, il dispiegare visivamente le proprie vicende ed i propri vissuti può aiutarli a mettere meglio a fuoco che cosa desiderano per sé stessi.

Rappresentazione teatrale

La rappresentazione teatrale rimane una dei miei strumenti di lavoro preferiti perché permette di spaziare dall'uso del corpo nello spazio, all'uso della voce, alla creazione di maschere, eccetera. Il lavoro della creazione delle maschere mi è stato ispirato da una ragazza che, fresca di esame di maturità, mi parlò del suo interesse per Pirandello domandandosi se forse anche noi, nella quotidianità, indossiamo delle maschere, e in che modo possiamo conoscere realmente noi stessi. Questa è una delle tante domande legate alla creazione di un senso personale dell'esistenza che gli adolescenti mi pongono e che trovo sempre affascinante, e per cui mi ritengo fortunata e grata di poterli accompagnare alla ricerca delle proprie risposte. Partendo dal presupposto che "indossiamo maschere" nelle varie circostanze della vita, nella prima parte del lavoro accompagno l'adolescente alla ricerca interiore di queste maschere, definendo quando pensa di indossarle e come si sente nel farlo. Una volta che la maschera è stata individuata, invito l'adolescente a rappresentarla su un foglio, abbastanza grande per fare due buchi per gli occhi; così per ogni maschera che riesce ad individuare. Nella terza parte del lavoro può scegliere di indossare una o più maschere (solitamente tutte!) e parlare e comportarsi come se aderisse completamente alla maschera, diventando un personaggio. Il teatro permette di esplorare parti di sé in maniera caricaturale e volutamente esagerata. La creazione di un senso personale è poi la parte finale del lavoro dove l'adolescente da una prospettiva super partes può cogliere il messaggio personale che gli viene trasmesso dalle proprie maschere e fare esperienza della propria identità in maniera consapevole, che è più della semplice somma delle parti ovvero delle maschere; il senso di questo lavoro è divenire consapevole delle maschere che si indossano e individuare che cosa piace e che cosa no di sé stessi, fare esperienza di sé.

La linea del tempo

La linea del tempo è uno strumento che utilizzo in maniera trasversale: la faccio rappresentare con un disegno oppure 'costruire' mettendo in fila le carte. La utilizzo inoltre anche come 'rappresentazione in movimento', creando linee nello spazio -per esempio se avete un pavimento su cui si può disegnare con i gessetti colorati, lavabili solo con acqua- e facendole percorrere al ragazzo o alla ragazza. La linea del tempo è uno strumento che ho ideato insieme a quegli adolescenti che più di altri spingono per vedere nelle loro vite un cambiamento, ne sentono il bisogno, hanno bisogno di sentirsi più solidi sulle proprie gambe per prendersi la responsabilità delle proprie scelte. La linea del tempo è uno strumento analogico in cui chiedo all'adolescente di rappresentare non tanto degli eventi specifici quanto i propri vissuti emotivi dall'infanzia fino al presente. Questo si rivela molto importante per far prendere loro consapevolezza della propria esistenza e dei propri desideri che ora riescono ad esprimere guardando al futuro, tenendo anche in considerazione il loro passato e il loro presente.

In generale, qualsiasi strumento si scelga o si inventi, quello che li accomuna tutti è la sospensione di qualsiasi giudizio o pretesa di fornire al ragazzo o alla ragazza delle risposte preconfezionate. Il contesto sicuro della terapia è ciò che permette all'adolescente di esplorare il proprio mondo interno accompagnato da una figura (la terapeuta) che ha qualche anno di esperienza in più di loro, ma questo non fa molta differenza, la differenza per i ragazzi la fa trovarsi a fianco di un adulto consapevole dei propri limiti eppure desideroso di accompagnarli per un pezzettino della loro strada senza pregiudizi o rigide convinzioni sulla vita. In questo contesto, loro fanno esperienza della libertà, libertà di muoversi nel proprio mondo interno e nella fantasia, mentre a noi adulti è concesso il dono di fare esperienza della speranza.

Contattami pure per qualsiasi info

Federica Ronchi